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violenza contro le donne : il governo se ne frega

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Riprendo e sposto quì l'argomento iniziato da Annlee, il taglio dei finanziamenti stanziati per combattere la violenza contro le donne.


Dopo una campagna elettorale incentrata sulla questione sicurezza, il governo taglia i fondi per la lotta alla violenza alle donne

C'erano 20 milioni di euro destinati al Piano nazionale contro la violenza alle donne. Quei soldi servivano ad attivare numeri verdi, istituire un osservatorio per il monitoraggio delle soprusi subiti, dare vita a campagna per il rispetto delle donne e un sostenere case anti-violenza e associazioni territoriali. Ora quei soldi non ci sono più: Alitalia e Ici se li sono mangiati.

Secondo l'ultima indagine targata Eures in tutta Italia il 31,9% delle donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito violenza fisica o sessuale (in totale 6.743mila vittime). Le più colpite sono le separate o divorziate (69,3%), le dirigenti, imprenditrici e libere professioniste (50,5%). E sono sempre più numerose le vittime di omicidi: il 70% è donna, soprattutto casalinghe uccisa per motivi passionali. Hanno diversa estrazione sociale, economica, culturale. Sono accomunate però da un dato sconvolgente: difficilmente l'omicida è, come leggiamo nei titoli a caratteri cubitali dei giornali, uno sconosciuto, un delinquente, un clandestino, un extracomunitario senza lavoro. L'assassino è il più delle volte il marito, il convivente, il fidanzato. L'Istat rivela che nel 2007 le vittime di violenza sono state 1 milione e 150mila (5,4%). Il 3,5% ha subito violenza sessuale, il 2,7% fisica, mentre 74mila ha subito stupri o tentativi di stupro. Quasi la totalità non denunciati.

Ora molte case di anti-violenza, che accolgono le vittime e i loro figli, rischiano la chiusura. Sicurezza, sicurezza… ma quando questa sicurezza manca tra le mura domestiche la soluzione più facile chiudere un occhio.

Continuiamo quì la discussione così è incentrato solo su questo. Pensiamo insieme a qualcosa da fare. come abbiamo già detto noi siamo disponibili a partecipare ovunque in Italia.ciao a tutte.MARGHERITA

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guardate guardate...


Per una volta le donne hanno vinto, non sono state umiliate, prese in giro. Ma c’è mancato poco. Infatti il decreto fiscale che elimina l’Ici dalla prima casa avrebbe dovuto attingere una parte delle risorse dal fondo di 20 milioni di euro destinati dalla Finanziaria 2008 al Piano nazionale contro la violenza sulle donne. In ballo c’erano il sostegno economico ai Centri di accoglienza per le vittime di uomini brutali, la creazione di nuovi rifugi protetti, il coordinamento tra forze dell’ordine, magistratura, medici di Pronto soccorsi e servizi sociali per scongiurare la mattanza di mogli, ex fidanzate, figlie (ogni anno cento nuove morti e oltre un milione di abusi).

Volevano tagliare i soldi e nessuno fiatava
C’è mancato un pelo perché il Piano fosse cancellato con un colpo di penna. Poi, il 25 giugno, un maxi-emendamento, su cui il governo ha posto la fiducia, ha ripristinato i fondi. Ma fino a quel momento il taglio dei 20 milioni di euro era scritto nero su bianco nel decreto 93, dal titolo “Salvaguardia del potere d’acquisto delle famiglie”. A pagarne il prezzo sarebbero state le donne: ma nessuno se ne era accorto. I giornali si erano limitati ad articoli sbrigativi che sottolineavano la novità dell’Ici. «Ero all’oscuro di tutto, lo confesso» ammette incredula l’opinionista di Repubblica Miriam Mafai. «E già questo mi sembra una cosa gravissima». «Non l’ho letto da nessuna parte» dice l’attrice Lella Costa.

«Ma forse oggi le donne sono troppo preoccupate di riuscire a pagare il mutuo e l’affitto, per leggere tra le righe di un decreto. Anche questo perenne correre a testa bassa, senza pensare alla realtà che ci circonda, è una forma di violenza che subiamo. Penso a quell’insegnante di Lecco che il mese scorso ha dimenticato la bambina in macchina per affrettarsi al lavoro e poi l’ha ritrovata morta. È una storia che mi toglie il respiro».

«Che vergogna se quei fondi non fossero stati reinseriti!» si indigna Dacia Maraini, scrittrice e femminista storica, coautrice di un saggio appena uscito per Laterza: Amorosi assassini - Storie di violenza sulle donne. «Proprio quando le Nazioni Unite avevano equiparato lo stupro ai crimini di guerra, l’Italia stava per togliere i soldi al Piano antiviolenza».

In Parlamento ha vinto l’alleanza rosa
La vergogna, per fortuna, è stata evitata. Grazie a un gruppo di deputate e senatrici dell’opposizione e della stessa maggioranza, come Laura Ravetto, del Popolo della libertà, relatrice del provvedimento in Commissione Bilancio a Montecitorio, che ha presentato un emendamento per ripristinare il fondo. «Rimettere quei 20 milioni di euro è una mia battaglia personale, una battaglia di civiltà» spiegava prima che il decreto fosse votato in aula. «Spero di convincere il governo a farlo proprio». C’è riuscita. Insieme a lei si sono date da fare le donne dell’opposizione con interpellanze ed emendamenti. Emilia De Biasi, deputato milanese del Partito democratico, ha raccolto un dossier e l’ha mandato a mezzo mondo. «Persino ai parlamentari maschi» scherza. «Con un commento: “penso che la violenza alle donne interessi anche voi”». De Biasi l’ha spedito soprattutto ai Centri in giro per l’Italia, un centinaio di strutture di volontariato, che accolgono, salvano e restituiscono alla vita migliaia di donne maltrattate e i loro figli. Le prime vittime dello scippo dei 20 milioni di euro sarebbero stati loro, perché senza quei soldi faticherebbero a sopravvivere.

è vero, l'informazione su questa vicenda è stata talmente scarsa che si rischiava di perdere questi fondi senza poter realmente far nulla... ma per fortuna il pericolo è stato scampato!

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