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Internet: tra speranze e paure a cura del Dott. Claudio Lolli

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Come bisogna esprimersi perché gli altri ascoltino e capiscano? Qual è l’atteggiamento giusto per ascoltare? Come si fa a sapere se si è stati ascoltati e compresi?
Tutti questi punti inerenti alla comunicazione non sono mai stati analizzati o spiegati prima d’ora.
La gente ha sempre saputo che la comunicazione è un elemento importante della vita, ma finora nessuno è mai stato capace d’insegnare agli altri come comunicare.
Prima, la comunicazione non è mai stata un argomento enfatizzato o studiato. Qualsiasi attenzione che la riguardasse, le veniva soltanto dal punto di vista della meccanica, territorio degli ingegneri. Eppure qualsiasi attività umana dipende in senso assoluto dalla piena conoscenza dei reali fondamenti di questo argomento.
Per padroneggiare la comunicazione, bisogna comprenderla.
Nel secolo scorso la comunicazione è stata definita: una conquista che ha permesso una comprensione molto più approfondita della vita stessa.
La comunicazione, in essenza, è lo spostamento di una particella da una parte dello spazio ad un’altra. La particella è ciò che viene comunicato. Può trattarsi di un oggetto, di un messaggio scritto, di un’idea oppure di parole pronunciate a voce. Questa è la definizione più grezza di comunicazione.
Da questa semplice concezione della comunicazione si arriva alla definizione completa:
La comunicazione è la considerazione e l’azione d’inviare un impulso o una particella da un punto-sorgente, attraverso una distanza, a un punto-ricevente, con l’intenzione di determinare nel punto-ricevente una duplicazione e una comprensione di quel che è stato emanato dal punto-sorgente.
La duplicazione è l’atto di riprodurre qualcosa con esattezza. Emanato invece sta a significare che è stato inviato.
La formula della comunicazione è: causa, distanza, effetto, con intenzione, attenzione e duplicazione con comprensione.
La definizione e la formula della comunicazione aprono la porta alla comprensione di questo argomento. Scomponendo la comunicazione nelle singole parti che la compongono, se ne può osservare la funzione e capirne quindi più chiaramente l’insieme.
Tra le diverse forme di comunicazione ci soffermiamo sulla rete globale. Internet è considerata una forma di comunicazione di massa. E’ fondamentale vedere questa forma comunicativa come si colloca da una parte sul versante dell’interattività e dall’altra su quello della scomposizione e ricombinazione delle dimensioni spaziale, temporale e sociale (per quanto riguarda il discorso sull’interattività, occorre precisare che non tutte le principali applicazioni usate sulla rete la consentono allo stesso grado).
Quattro sono le applicazioni principali di Internet: World Wide Web, Newsgroups, Mailing lists e IRC (Internet Relay Chat):
• il World Wide Web è un’interfaccia ipertestuale/ipermediale per la pubblicazione (oggi principalmente) di testi e immagini su Internet, dal contenuto più vario. La poniamo a un grado basso di interattività, poiché pur permettendo una comunicazione bidirezionale tra utente e sistema (navigazione ipertestuale), il canale di comunicazione tra sistema e utente è più ampio che nel senso opposto, anche se a parziale correzione dello squilibrio sta la possibilità comunemente offerta dai gestori di WWW Servers di farsi raggiungere via posta elettronica dagli utenti/lettori dei loro siti. E’ possibile una comunicazione solo asincrona e multidestinatario;
• Newsgroups e Mailing lists sono sistemi per molti aspetti simili di scambio di messaggistica su Internet su temi vari tramite la posta elettronica. Vanno posti a un grado alto di interattività (permettono comunicazione bidirezionale con stessa capacità trasmissiva in entrambi i sensi). Permettono una comunicazione solo asincrona e multidestinatario;
• IRC è un sistema di chat, ovvero di “chiacchierate in tempo reale” tra utenti connessi a Internet con interfaccia testuale. Consente un grado alto di interattività, simile a quello delle interazioni faccia a faccia, ma rispetto a queste soffre di: a) indeterminatezza dei confini del gruppo e b) scarsa capacità di far funzionare correttamente il turn taking. Permette una comunicazione solo sincrona tra due o più utenti.
Oggetto di diversi studi è stata la mailing list, tramite osservazioni partecipate. Lo scopo di fondo è stato quello di raccogliere dati sulle modalità di creazione di gruppi di persone (del come si formano e del perché avviene) tramite l’uso della posta elettronica e osservarne la configurazione strutturale, cogliendo eventuali somiglianze e differenze rispetto ai gruppi di interazione faccia a faccia e verificando se le diversità fossero riportabili alla diversità di contesto e di medium comunicativo usato (mailing list e posta elettronica).
In tutti questi casi di studio sociologici, le variabili, sono state:
1. il grado di chiusura/apertura del gruppo, 3 casi:
• partecipazione riservata a persone precise (maggiore chiusura);
• partecipazione riservata a precise categorie di persone (media chiusura);
• partecipazione aperta a chiunque lo desideri e rispetti norme minime di comportamento civile in rete, o “netiquette” (minima chiusura)
Un indice del grado di chiusura o apertura è la presenza o assenza di moderatori;
2. i gruppi tema e gruppi luogo. I primi sono più restrittivi e assomigliano a “workshop permanenti”. I secondi più liberi. Rispetto ai gruppi di interazione faccia a faccia c’è una maggiore libertà dell’interazione da un luogo fisico e da un tempo determinato. I gruppi-luogo somigliano a grosse compagnie con un core coeso e un elevato turnover dei membri marginali. Il reclutamento dei nuovi membri non è mediato, come nei gruppi di interazione faccia a faccia, dai vecchi membri, ma è determinato su base autoselettiva (pur restando nelle facoltà del proprietario del gruppo, il list-owner, di espellere chi non dimostra di avere i requisiti minimi per la partecipazione);
3. la permeabilità dei confini minima nei gruppi tematici con moderatore, massima nei gruppi-luogo senza moderatore;
4. la identità sociale e personale non verificabile, riconoscimento basato solo sulla fiducia;
5. la forza dei legami, in genere più deboli che nei gruppi amicali faccia a faccia;
6. la leadership, simile ai gruppi faccia a faccia. Membri più autorevoli, “buoni parlatori”, chi sa animare la discussione;
7. il sesso e la partecipazione, molti più maschi che femmine (rapporto circa 10/1, ma con tendenza all’aumento percentuale di presenza femminile);
8. la capacità decisionale, maggiore uguaglianza, maggiore lentezza (nei gruppi-luogo, come nei gruppi di interazione informali o amicali, ridotta influenza degli indicatori visibili di status esterno all’interazione);
9. la forte disinibizione (“diminuzione degli atteggiamenti sociali”), maggiore soprattutto nei gruppi-luogo, sia in senso “positivo” (maggiore tendenza ad aprirsi agli altri) che “negativo” (maggiore aggressività);
10. presenza del fenomeno del lurking, peculiare dei gruppi telematici.

Le mailing lists, così come sistemi simili di conferenze elettroniche (ad es. le news), rivelano una delle potenzialità più interessanti di Internet, quella di mettere in comunicazione persone in gruppi più o meno aperti, indipendentemente dalla distanza relativa e dalla diversità di orari dei partecipanti. Il concetto di distanza e di differenza temporale andrebbe anzi relativizzato al medium comunicativo usato, perché solo così la si potrebbe determinare in modo sufficientemente chiaro e operativo: così di fatto viene determinata da chi del particolare medium fa uso.
Le liste postali permettono la conoscenza reciproca e la comunicazione sulla base di un interesse specifico (nei gruppi-tema), oppure di un semplice desiderio di fare nuove conoscenze (nei gruppi-luogo) e, in misura della loro specifica capacità di dissolvere e ricombinare le dimensioni dello spazio e del tempo, possono creare una grande quantità di relazioni comunicative, vale a dire permettere nuove combinazioni anche nella dimensione sociale: <>.
Il fenomeno dell’interazione tramite gruppi telematici permette inoltre di dare una definizione forse più precisa dell’interazione sociale, definizione svincolata da riferimenti troppo concreti al corpo vivente dei partecipanti o al luogo fisico in cui avviene l’interazione, e legata piuttosto alla comunicazione stessa: l’interazione sociale è un effetto diretto della comunicazione. Altre variabili, come il corpo, il luogo, le tecnologie o i limiti temporali sono importanti solo per le opportunità che offrono e per i limiti in cui costringono le interazioni stesse.

Le chat. Quando si parla di internet inevitabilmente si parla di chat ed altrettanto inevitabilmente si creano degli schieramenti. Da una parte ci sono i chatters che cercano di esaltare questo mondo virtuale e dall'altra quelli che amano definirsi "realisti" che lo disprezzano. Tra le prime cose che si imparano a fare con il Pc di casa vi è quello di entrare in rete e navigare. Per chi non ha mai navigato iniziare è una cosa entusiasmante. Inizialmente si rifiuta l'idea della chat; lo considera "stupido e inutile conversare con un monitor". Non si è minimamente attratti, non si riesce a capire. E’ la curiosità che spinge molti ad entrare in chat e dopo i primi momenti di imbarazzo si incomincia a "conversare" scoprendo un mondo nuovo.
I timidi scoprono immediatamente che riescono a esprimere ogni loro opinione e ogni pensiero senza remore e senza vergogna "tanto (opinione diffusa) non mi vedono, non mi guardano in faccia, non mi giudicano". Molti scoprono, dopo un po’ di tempo, di considerare la chat come l'unico luogo dove poter parlare tanto da considerare amici gli altri chatters.
Ognuno impara presto a dialogare senza palpitazioni o paura. Quello che si dice in chat si riesce a dirlo anche fuori dalla chat. Si prende coscienza della propria personalità e si diventa più forte. Ma spesso si scopre l'errore di vivere per chattare. Non si esce più quasi fosse come una droga. Ma chattare così tanto porta alla luce il retro della medaglia. Se da una parte aiuta dall'altra delude, o meglio è la gente che delude. Per la stragrande maggioranza delle persone è solo un luogo dove potersi inventare una nuova vita ed essere liberi di mentire spudoratamente.
Sono poche le persone che chattano solo per il piacere di scambiare opinioni e di passare qualche ora di relax. Se una ragazza entra in una chat può essere sicura che vedrà apparire sul monitor frasi del tipo "tu sei speciale", "ti voglio bene". La cosa che più sorprende è il sentirsi rivolgere attenzioni da gente dichiaratamente sposata e con figli, da ragazzi sentimentalmente impegnati. Nella chat, pertanto, leggiamo le parole fatte di dolcezza, che contengono l'amore che noi vogliamo. Non è chi scrive che trasmette amore per noi, siamo noi che lo desideriamo ed allora lo "sentiamo". È un vero e proprio tranello psicologico ed è molto pericoloso per le adolescenti perché illuderle è un gioco per chi ci sa fare con le parole, rischiano così di ritrovarsi coinvolte da qualcuno che non esiste, che in realtà può essere chiunque e che vuole tutto tranne che amarle davvero.
Altro aspetto: la famiglia ha un altro nemico. Si parla sempre della tv come il grande nemico che divide le famiglie ma la chat separa i mariti dalle mogli e questo è ancora più sconvolgente. Tantissimi uomini sposati restano davanti al pc a chattare fino a notte inoltrata con le mogli che dormono tranquillamente. È allarmante capire che per chattare un uomo rinuncia alla compagnia della proprio donna e viceversa. Internet possiede la caratteristica di ipnotizzare la mente, tutto diventa secondario:la famiglia, gli amici, la propria sicurezza. Se ci si lascia coinvolgere si perde il contatto con la realtà. Non bisogna fare lo sbaglio di crederci, non è vita reale e spesso non è gente "reale" quella con cui parliamo ma solo il frutto della fantasia di un'altra persona. Bisogna fare attenzione, chattare ma con prudenza, non fidarsi mai e se proprio si vuole cedere alla curiosità di un incontro avere delle informazioni concrete sull'altro, pretendere di averle.

Come ogni vero oggetto evocatore, ovvero proiettivo, Internet attrae o genera repulsione, anche in coloro che non ne sono in rapporto diretto. Suscita speranze e paure venendo osservato sia da punti di vista innovativi che tradizionali.
Con Internet potremmo riferirci a tre “proiezioni” principali, collegate ad altrettante speranze e paure tipicamente moderne. Tutte e tre sono collegate alle forme dell’interazione sociale così come sono state influenzate dalle tecnologie della comunicazione, vecchie o nuove che siano:
1. speranza/paura della modernità. La speranza nella modernità come fonte di miglioramento delle condizioni dell’uomo si basa su una visione forte della razionalità umana, collettiva o individuale a seconda dei pensatori (tipicamente socialisti o liberali); le paure sono rivolte da questi autori nei confronti delle “vecchie istituzioni” (famiglia e comunità) viste come limitanti lo sviluppo delle forze progressive individuali o collettive, che di volta in volta si rilevano nella politica, nell’economia, nella scienza-tecnologia. La sociologia, storicamente, è nata proprio nel mezzo di tutto questo e ancora ne porta i segni.
2. speranza/paura nei confronti della smaterializzazione, decorporeizzazione della comunicazione. <>. Talvolta l’assenza di “fisicità” è considerata positivamente: ad esempio, si dice, nel campo professionale, si è giudicati per ciò che si dice (per la performance) e non per ciò che si è (uomini o donne, giovani o anziani ecc.); oppure si è facilitati nella vita di relazione nel caso di certi tipi di handicap. Altre volte negativamente: si rischierebbe di rifiutare il contatto umano “diretto”, “non mediato”, a favore di un rapporto mediato da “macchine e simboliche fredde”, senza corpo: un’esperienza “fantasmatizzata”.
3. speranze/paure collegate a Internet in particolare e alla telematica in generale, per i suoi aspetti di rinascita dell’oralità e della parola scritta. Si chiacchiera nelle chat o si tornano a scrivere lettere, sia pure “elettroniche”, e così si riscopre da una parte il piacere della convivialità e dall’altra si plaude alle nuove occasioni di riflessione “razionale”, di ritorno dell’uomo “autodiretto” (cioè scrittore e lettore), che la telematica testuale permetterebbe, venendo a salvarci dalla “cattiva maestra televisione”.
Chi ha detto che la telematica sia o dovrebbe essere di per sé solo orale e scritta? Oggi è certo così, ma fra cinque-dieci anni al massimo, con l’aumento vertiginoso della larghezza di banda e l’altrettanto vertiginoso calo dei costi di accesso, c’è da scommettere che l’audio e il video bidirezionali in tempo reale saranno una realtà.
Gli atteggiamenti nei confronti della modernità, dei quali a noi interessano in particolare quelli nei confronti delle tecnologie, sono stranamente intrecciati con gli atteggiamenti nei confronti della comunicazione in compresenza corporea. Ma non, si badi bene, come mera conversazione intima (sgravata da pressanti controlli sociali) bensì così come si effettua nei contesti comunitari e cioè come medium principale della costruzione di una società (e del proprio posto in essa), fortemente connotato in senso morale.


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