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RACCONTI DI DONNE : La storia di F.

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1 RACCONTI DI DONNE : La storia di F. il Mar 25 Nov 2008, 12:57

Admin


Admin
Sono F. , ed oggi posso dire di essere completamente guarita da una
malattia che si chiama "Anoressia" che mi ha travolto anni fa, ne sono
perfettamente uscita, non nascondo che ci son cose che nessuno ti può
far superare, accettarsi, amarsi e volersi bene, è il risultato di un
percorso, lungo e difficile, in particolare quando in adolescenza ci si
scontra con problemi di questo tipo. Una premessa è d´obbligo, io parlo
di svariati anni fa, quando questa malattia non era conosciuta benissimo
ed era difficile subito fare una diagnosi e capire il subito come
intervenire....

Ho iniziato con i miei Disturbi alimentari a quattordici / quindici
anni circa, per arrivare all´anoressia intorno ai diciotto
diciannove.....non è stato facile uscirne, non è stato facile parlarne,
inizio adesso dopo tantissimo tempo, ora lo faccio con serenità, con la
consapevolezza che è un ricordo del passato, e che invece di rimuoverlo,
è bene metterlo a disposizione di chi può avere bisogno di una seppur
piccolissima speranza. Traggo dal mio blog alcuni pezzi, li ho
notevolmente abbreviati proprio per non annoiare e per sintetizzare....ma
vi assicuro che il percorso è stato lungo ....molto lungo.....

Così ci si sente, come in un abisso, come se un vortice ti risucchia e
tu hai perso il controllo della situazione, stai lì a guardare e invece
di poggiare i piedi a terra, perchè vuoi farlo, sprofondi in un vortice,
lento, che ti risucchia pianissimo, te ne accorgi, ogni tanto scorgi una
mano che ti vuole prendere ma fai finta di non vederla. Questo è quello
che succedeva, non volevo che qualcuno mi portasse con i piedi per
terra, che mi ricominciasse a far vivere, equivaleva ad ingrassare,
tornare indietro, come avrei potuto permettere di rovinare tutto il mio
lavoro?? come potevo dare la possibilità a qualcuno di aiutarmi? in
realtà era questo quello che stavo facendo. Iniziò così il calvario, gli
svenimenti erano sempre più frequenti, erano quasi giornalieri, non
riuscivo più a stare in piedi, stavo lentamente morendo, dentro lo ero
già, non mi importava degli sguardi dei miei cari amici, della loro
volontà di starmi vicino, vogliono solo farmi tornare quella che ero
prima ed io non lo voglio, questo pensavo....Le visite al pronto
soccorso si fecero quasi giornaliere, la sera crollavo a terra, cadevo
di peso, le mie ginocchia erano livide, il mio bacino evidente, le ossa
si contavano, ma nonostante questo, il mio specchio rifletteva sempre
un'immagine che a me non piaceva, tonda, con il mio grande seno e la
vita arrotondata, ma era quello che i miei occhi vedevano...non era
quello che ero davvero. Ormai ero arrivata a 42 chili dai miei 76,
nonostante questo, io ero sempre quella di un anno prima, era quello che
io vedevo e non mi importava dei commenti di mia madre, del suo dolore,
io dovevo vedermi come volevo, non ci sarei mai riuscita, ma chi lo
capiva?? il mio cervello era in un'altra dimensione. Una notte, il
malessere fù più brutto e forte del solito, pensavo di morire, in realtà
stavo morendo, lentamente, qualcuno mi dava per spacciata...e non aveva
tutti i torti. Dopo una settimana, mi ritrovai seduta davanti ad un uomo
che non conoscevo a cui avrei dovuto confidare le mie cose più intime e
a cui avrei dovuto dar conto di quanto avevo fatto fino a quel momento.
Ma come avrei potuto raccontare del mio lavoro?? non era ancora finito,
non potevo mica svelare il segreto ....io pensavo stupidamente che
nessuno avesse potuto capire e interferire...e invece...proprio lui mi
aiutò a risorgere. Uscii da quell'ambulatorio con un foglio ripiegato
tra le mani, mia madre era lì ad aspettarmi, c'era una sfilza di
robaccia da prendere....era iniziato il calvario, la sofferenza e la
lotta tra il mio desiderio di continuare il mio lavoro, e la volontà di
chi mi circondava di vedermi risorgere.


Le sedute iniziarono a essere settimanali, ma non potevamo più
continuare ad incontrarci in quella struttura, ma in una privata, dove
ogni volta avremmo dovuto pagare, ed io pensavo...."stiamo pagando una
persona che stà rovinando tutto il mio lavoro, tutto quello che io fino
ad ora ho fatto....non è possibile". Lo odiavo, odiavo chi mi aveva
portato lì, odiavo i miei amici, non volevo che nessuno mi commiserasse,
io non volevo essere guardata con occhi diversi, ero diventata quella
"Franceschina", piccola, tanto piccola da esser contenuta nel palmo
delle loro mani. Ma questo a nessuno piaceva, nessuno capiva quanto
fossi orgogliosa di mostrare le mie ossa, e le mie occhiaie...io lo
ero!! avevo quasi raggiunto quello che doveva essere il mio lavoro, ma
non bastava, dovevo riprendere il controllo, pensavo
stupidamente......dovevo "tenermi in piedi", non prendere quella
robaccia che mi faceva rilassare e non pensare, che mi distoglieva dal
mio "lavoro", che mi faceva mangiare! io non potevo! ma soprattutto non
volevo!!!



Il dramma era iniziato, mi son trovata in un reparto di
neuropsichiatria, una clinica
privata, dove c'era di tutto, dagli ex tossici ai depressi, dai malati
psichiatrici che risiedevano lì ai casi più disparati. Solo oggi
immagino che dolore possono aver provato le persone che mi sono state
vicine, che mi hanno accompagnato in quel posto, quasi rassegnati a
lasciarmi lì per sempre.

Era tutto maledettamente triste, non era
quello che immaginavo potesse succedermi

Non sapevo cosa mi aspettava, ma dall'ingresso in quella camera con due
letti, lo immaginai....La cosa più triste dolorosa e cruda, era il fatto
che venivo trattata come
un'altro paziente, giustamente penso ora, ma in realtà non era quello
che mi aspettavo...



A casa ero circondata da attenzioni, gli amici che mi chiamavano, le
persone care che mi accarezzavano e mi baciavano in fronte come se fossi
una bambina....ed invece la dimensione era completamente diversa, tutto
crudo, meccanico, tranne le lunghe chiacchierate con i medici, che per
il loro lavoro, scavavano nel mio
passato, chiedendomi di mia madre di mio padre del rapporto che io avevo
avuto e che avevo in quel periodo....naturalmente la mia risposta era
che odiavo tutti, che la colpa era di tutti, ed è facilissimo,
estremamente facile riversare la responsabilità sulle persone che ti
amano tanto.
Io sono convinta che non è mai stato così...

Con le varie cure mediche, sono riuscita a tornare a casa, a riscoprire
cosa significava davvero vivere, avere la mia famiglia accanto gli
amici, quelli che non ti abbandonano che piangono e lottano con te, che
si incazzano e che tu rifiuti, ma che ci sono sempre e comunque!

Con un lunghissimo lavoro, personale, interiore, aiutata anche da un
ottimo specialista, sono riuscita a trovare la strada, quella strada che
mi ha permesso di guardarmi con occhi diversi, di guardare tutto quello
che avevo attorno con occhi diversi.....non c´è una ricetta, non c´è un
modo, c´è solo una cosa importante, pazientare, guardarsi attorno, ma
come ci indirizzano a farlo e avere tanta fiducia nelle nostre
capacità.Poi la maternità, che ti mette a dura prova, il fisico cambia,
ed è già difficile per una donna che non soffre o ha sofferto di
disturbi alimentari, ma brillantemente non mi sono soffermata solo su me
stessa, ho pensato ai mei bambini per poi ritagliarmi degli spazi e
pensare a rimettermi in forma, ma con lucidità, senza fretta e per stare
bene! Senza colpevolizzare ne me tantomeno loro!

A volte mi chiedo come ho fatto a raggiungere un obbiettivo che per me
era ormai la mia ragione di vita, la magrezza, essere accettata per la
mia bellezza, poi mi dico che il discorso inverso, per quanto il primo
può essere duro drammatico, , non ha niente a che vedere con il secondo,
vissuto intensamente con la consapevolezza che tutto quello che fai, che
il tuo modo di pensare, deve essere sempre e comunque rivolto a TE, devi
amarti, accettarti, gratificarti anche solo allontanando un pensiero
ossessivo che ogni tanto fa capolino.....e..... questo resta....vi assicuro
che resta sempre, l´importante è avere la forza e la costanza di
ignorarlo!!! , concentrandosi sempre e comunque su quello che siamo su
quanto abbiamo e su quanto possiamo dare!

Ci vuole altruismo ed egoismo assieme, la giusta dose di amore per se
stessi, senza prevaricare gli altri, ed una volta arrivati, non
distrarsi mai...è facile scivolare di nuovo....ancor più quando i momenti
difficili si ripresentano, può essere anche semplicemente un taglio di
capelli sbagliato, una ruga o un vestito che non ci calza
più........l´importante è saperCI GUARDARE!!!!

Trovo che chi ha davvero provato quella sofferenza che si avvicina
molto alla morte......una volta allontanato sà essere poi essere più
forte!!! Sa guardare tutto con occhi "diversi" ....percepire la sofferenza
degli altri....nel piccolo ricordo che rimane e che non si cancellerà mai....

Molte cose le ho rimosse, altre fatico a riviverle....nonostante siano
ancora presenti, oggi, posso dire di essere il frutto di una battaglia
vinta da me stessa, traggo la forza da questo e cerco, quando mi è
possibile di trasmetterla agli altri.

Questo il suo BLOG:

Il Tuffo Mancato non potete non andare a leggere...

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