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CONSIDERAZIONI SUL CONCETTO DI GIUSTIZIA PER UN MIGRANTE

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Con animo addolorato, ci si rende sempre più conto che è forse compito arduo ed univoco per chi si interessa di Altre culture quello di fare contro-informazione.
In un momento in cui la libertà di espressione è seriamente minacciata da interessi politico economici, è sempre più difficile tentare di dare alle persone una visione diversa della “realtà” che ogni giorno ci viene propinata. Una realtà comoda da recepire perchè pronta all'uso e che non richiede alcuna ricerca o sforzo intellettuale.
Una verità liofilizzata, un take away di immediato utilizzo quasi scongelabile in un microonde in pochi secondi, creata ad ok per i voraci appetiti delle grandi masse affamate di comode risposte e soluzioni.
La verità o meglio, le verità si nascondono invece nei meandri di ogni animo, in ogni singola ruga o lacrima versata dal primo all' ultimo degli uomini.
La Verità, non è mai comoda, essa va ricercata nelle strade, scandagliando nelle migliaia di storie spesso di disperazione di cui siamo circondati e, nella peggior storia ascoltata ci renderemo conto che c'è più verità che nel migliore dei telegiornali, una verità di prima mano, senza intermediari.
Conscio che chi legge abbia già fatto il salto di qualità andando ad informarsi personalmente anziché recepire passivamente le notizie, chiedo a tutti di fare il salto più grande, quello di saper ascoltare, vedere, parlare con quel diverso di cui tanto si parla e, con un piccolo gesto di umiltà, scendere per un momento al suo livello e lasciare che una volta tanto sia lui a parlare.
NON CHIEDO A NESSUNO DI GIUSTIFICARE, voglio solo (io in primis) COMPRENDERE al fine di poter capire meglio lo scaturire di certi meccanismi alla luce dell'interrelazione tra culture differenti, cosa cioè succede quando entriamo in contatto con il temuto “selvaggio” che altro forse non è che il lato oscuro di noi stessi che tanto ci spaventa.

Breve analisi su

IL CONCETTO DI GIUSTIZIA DI UN MIGRANTE

E' fin troppo evidente nelle cronache quotidiane l'enormità anche a livello quantitativo di crimini di cui si macchiano in continuazione i migranti provenienti dai più disparati paesi.
Ora, non è assolutamente mia intenzione negare l'innegabile, ossia i crimini avvengono e spesso, i cittadini extracomunitari ne sono indiscussi artefici.
Il mio intento è semplicemente quello di fare un analisi non di cause giustificative (ci mancherebbe), ma di elencare una serie oggettiva, innegabile di elementi che portano poi queste persone a delinquere.
Speriamo così in un clima democratico di aprire un proficuo dibattito su eventuali possibili soluzioni.

Il concetto di giustizia per un migrante:
fin troppo ovvio è che ciò che in alcuni paesi è vietato in altri non lo è affatto e viceversa. Spesso inoltre in molti paesi i precetti religiosi coincidono addirittura con leggi dello stato, (vedi trai musulmani).

Viene da se che la non conoscenza di alcune nostre regole porta spesso a delinquere per ignoranza

Il grado di istruzione (intesa dal nostro punto di vista occidentale) di questi migranti che molto spesso non hanno mai visto una scuola.

Le condizioni in cui umanamente sono cresciuti, spesso alcuni di loro provengono da posti dove sin da bambini hanno assistito violenze e carneficine e questo porta il loro concetto di rispetto per la vita umana a valori molto bassi

Il bombardamento mediatico che hanno subito laddove i vantaggi economici della cultura occidentale sono venduti come una sorta di albero della cuccagna a cui tutti (spesso senza lavorare) possono attingere (questa è tra le storie ricorrente tra la maggior parte dei migranti).

La disperazione, forse la peggiore di tutte che tramuta anche molti in potenziali criminali, laddove si vedono i nostri sprechi, e si pensa ai propri cari che a casa muoiono di stenti, questo produce spesso rabbia e voglia di rivalsa.

Il basso potere di acquisto nei paesi di origine: rubare qui cento euro equivale a mantenere la propria famiglia per lungo tempo in un paese economicamente molto povero.

Abitudini culturali diverse: tipico ad esempio di molti paesi dell'est l'ubriacarsi durante i w.e. cosa che, se fatta nella piccola birreria di un o sperduto paesino porta al massimo a qualche rissa, qui si traduce invece continue stragi sulle strade

Mancanza di leggi atte a perseguire un certo tipo di crimini nella forma appropriata (che non sempre coincide con una maggiore asprezza della pena)

L'arruolamento da parte di organizzazioni criminali piccole o grandi di questo esercito di disperati per gettarli allo sbaraglio con la promessa di facili guadagni e/o peggio lo sfruttamento forzoso.

Il ricatto che molti subiscono da parte di criminali loro connazionali che minacciano di colpire le famiglie degli emigranti in patria se non soggiacciono ai loro ordini.

Da queste e molte altre considerazioni che si potrebbero aggiungere, emerge che il concetto di giustizia per un migrante, anche se presente in forme culturali radicalmente diverse, subisce un processo di modificazione attuato dalle condizioni talvolta disumane di vita in cui il soggetto si viene a trovare .Quindi portato alla disperazione il suo concetto (seppur diverso di moralità) può venire a patti con quello che è il soddisfacimento dei suoi bisogni primari che si manifesta ai limiti nel ricorso a delinquere.

FREDDA ANALISI FACENDO UNA CRUDA COMPARAZIONE SULLE TANTE STORIE ASCOLTATE, E TENTANDO MALDESTRAMENTE DI TROVARNE DEI PUNTI COMUNI.
SPERANDO DI ESSERE RIUSCITI AD INSTAURARE IL MAGGIOR NUMERO DI DUBBI POSSIBILI, SONO APERTO AD OGNI GRADITO COMMENTO.


“Io più che mai dubbioso
fo' si che gli altri siano dubbiosi”


Lincursore

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lincursore ha scritto:Con animo addolorato, ci si rende sempre più conto che è forse compito arduo ed univoco per chi si interessa di Altre culture quello di fare contro-informazione.
In un momento in cui la libertà di espressione è seriamente minacciata da interessi politico economici, è sempre più difficile tentare di dare alle persone una visione diversa della “realtà” che ogni giorno ci viene propinata. Una realtà comoda da recepire perchè pronta all'uso e che non richiede alcuna ricerca o sforzo intellettuale.
Una verità liofilizzata, un take away di immediato utilizzo quasi scongelabile in un microonde in pochi secondi, creata ad ok per i voraci appetiti delle grandi masse affamate di comode risposte e soluzioni.
La verità o meglio, le verità si nascondono invece nei meandri di ogni animo, in ogni singola ruga o lacrima versata dal primo all' ultimo degli uomini.
La Verità, non è mai comoda, essa va ricercata nelle strade, scandagliando nelle migliaia di storie spesso di disperazione di cui siamo circondati e, nella peggior storia ascoltata ci renderemo conto che c'è più verità che nel migliore dei telegiornali, una verità di prima mano, senza intermediari.
Conscio che chi legge abbia già fatto il salto di qualità andando ad informarsi personalmente anziché recepire passivamente le notizie, chiedo a tutti di fare il salto più grande, quello di saper ascoltare, vedere, parlare con quel diverso di cui tanto si parla e, con un piccolo gesto di umiltà, scendere per un momento al suo livello e lasciare che una volta tanto sia lui a parlare.
NON CHIEDO A NESSUNO DI GIUSTIFICARE, voglio solo (io in primis) COMPRENDERE al fine di poter capire meglio lo scaturire di certi meccanismi alla luce dell'interrelazione tra culture differenti, cosa cioè succede quando entriamo in contatto con il temuto “selvaggio” che altro forse non è che il lato oscuro di noi stessi che tanto ci spaventa.

Breve analisi su

IL CONCETTO DI GIUSTIZIA DI UN MIGRANTE

E' fin troppo evidente nelle cronache quotidiane l'enormità anche a livello quantitativo di crimini di cui si macchiano in continuazione i migranti provenienti dai più disparati paesi.
Ora, non è assolutamente mia intenzione negare l'innegabile, ossia i crimini avvengono e spesso, i cittadini extracomunitari ne sono indiscussi artefici.
Il mio intento è semplicemente quello di fare un analisi non di cause giustificative (ci mancherebbe), ma di elencare una serie oggettiva, innegabile di elementi che portano poi queste persone a delinquere.
Speriamo così in un clima democratico di aprire un proficuo dibattito su eventuali possibili soluzioni.

Il concetto di giustizia per un migrante:
fin troppo ovvio è che ciò che in alcuni paesi è vietato in altri non lo è affatto e viceversa. Spesso inoltre in molti paesi i precetti religiosi coincidono addirittura con leggi dello stato, (vedi trai musulmani).

Viene da se che la non conoscenza di alcune nostre regole porta spesso a delinquere per ignoranza

Il grado di istruzione (intesa dal nostro punto di vista occidentale) di questi migranti che molto spesso non hanno mai visto una scuola.

Le condizioni in cui umanamente sono cresciuti, spesso alcuni di loro provengono da posti dove sin da bambini hanno assistito violenze e carneficine e questo porta il loro concetto di rispetto per la vita umana a valori molto bassi

Il bombardamento mediatico che hanno subito laddove i vantaggi economici della cultura occidentale sono venduti come una sorta di albero della cuccagna a cui tutti (spesso senza lavorare) possono attingere (questa è tra le storie ricorrente tra la maggior parte dei migranti).

La disperazione, forse la peggiore di tutte che tramuta anche molti in potenziali criminali, laddove si vedono i nostri sprechi, e si pensa ai propri cari che a casa muoiono di stenti, questo produce spesso rabbia e voglia di rivalsa.

Il basso potere di acquisto nei paesi di origine: rubare qui cento euro equivale a mantenere la propria famiglia per lungo tempo in un paese economicamente molto povero.

Abitudini culturali diverse: tipico ad esempio di molti paesi dell'est l'ubriacarsi durante i w.e. cosa che, se fatta nella piccola birreria di un o sperduto paesino porta al massimo a qualche rissa, qui si traduce invece continue stragi sulle strade

Mancanza di leggi atte a perseguire un certo tipo di crimini nella forma appropriata (che non sempre coincide con una maggiore asprezza della pena)

L'arruolamento da parte di organizzazioni criminali piccole o grandi di questo esercito di disperati per gettarli allo sbaraglio con la promessa di facili guadagni e/o peggio lo sfruttamento forzoso.

Il ricatto che molti subiscono da parte di criminali loro connazionali che minacciano di colpire le famiglie degli emigranti in patria se non soggiacciono ai loro ordini.

Da queste e molte altre considerazioni che si potrebbero aggiungere, emerge che il concetto di giustizia per un migrante, anche se presente in forme culturali radicalmente diverse, subisce un processo di modificazione attuato dalle condizioni talvolta disumane di vita in cui il soggetto si viene a trovare .Quindi portato alla disperazione il suo concetto (seppur diverso di moralità) può venire a patti con quello che è il soddisfacimento dei suoi bisogni primari che si manifesta ai limiti nel ricorso a delinquere.

FREDDA ANALISI FACENDO UNA CRUDA COMPARAZIONE SULLE TANTE STORIE ASCOLTATE, E TENTANDO MALDESTRAMENTE DI TROVARNE DEI PUNTI COMUNI.
SPERANDO DI ESSERE RIUSCITI AD INSTAURARE IL MAGGIOR NUMERO DI DUBBI POSSIBILI, SONO APERTO AD OGNI GRADITO COMMENTO.


“Io più che mai dubbioso
fo' si che gli altri siano dubbiosi”


Lincursore

bella riflessione! Chissà in quanti saremo a coglierla...
In questo tempo generazionale, in questo tempo mediatico, ormai
ci ritroviamo schiavi di un'informazione che non è più quella reale
ma è veicolata addirittura dal gradimento nell'ascolto. Per cui
fà gola far arrivare un certo numero di notizie piuttosto che altre.
E soprattutto fà gola non filtrare l'informazione così come realmente avviene.
Spesso ci ritroviamo a portata di telefonino notizie interessanti,
forse provenienti da google, ma siamo sicuri che queste siano reali?
che siano attendibili?
Questo per dire che ho apprezzato tantissimo la pubblicità che da qualche
giorno possiamo vedere in televisione promossa dalla Romania, in
cui è possibile vedere come alcune persone romene si presentino a noi
cittadini italiani, con i lavori più comuni eppure fatti dignitosamente e
rispettosamente. Beh, credo che questo sia un enorme passo avanti
almeno per darci un punto di vista che spesso viene scartato a priori
perchè pecchiamo sempre di crederci superiori in quanto occidentali,
in quanto economicamente sviluppati (ma sarà vero poi? vista
tutto sto deficit, sta crisi economica che ci investe?) ed in quanto
noi. Ebbene, dovremmo prima di tutto imparare a scendere dal piedistallo,
cominciare ad osservare colui che ci sta affianco, studiare
le sue abitudini culturali con occhi critico ma anche obiettivo.
Ma soprattutto allungare una mano, per farlo sentire comunque a casa.
Questo è quello che vorrei.
Ma la realtà spesso con coincide con i sogni o le utopie.
Noi non siamo in grado di fermarci e cambiare prospettiva quando
ci rivolgiamo a qualcuno diverso da noi, fosse anche solo il colore
della pelle, e di contro l'altro non va sempre giustificato nei suoi atteggiamenti.
Tutti quei punti che tu hai preso in esame io li condivido pienamente.
Ma mi rendo conto che c'è sempre una parte (non proprio piccola) che
non può essere giustificata attraverso questi esempi.
La scorsa settimana alla sagra delle castagne, un uomo romeno si è ubriacato.
A tal punto da perdere la testa ed infastidire vistosamente tutte
le persone presenti, compresi tutti noi che eravamo lì con lo stand.
Ha creato il panico e ha veramente messo paura al gruppo. Finchè
non siamo stati costretti a chiamare la polizia per fermarlo.
Ora, per quanto io possa giustificare il fatto che lui sia abituato
a farlo a casa sua nel fine settimana, tu credi che in una situazione
del genere lo avresti giustificato?
Beh, noi ci siamo fatti mille scrupoli di coscienza. Ci siamo chiesti
se non avesse problemi in casa, se stesse male o avessi dei seri
pensieri, se fosse un recidivo. Ma non abbiamo fatto nessuna
denuncia. Perchè abbiamo allungato la nostra mano.
Quanti di noi lo avrebbero fatto?

Grazie per l'intervento, spero ci sia un seguito.

Valentina

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Intanto grazie per il sollecito intervento...
condividendo più o meno tutto, riprendo dal rumeno molesto di cui parli.
Intanto come ho già detto, comprendere non significa AFFATTO giustificare, quindi studiare od analizzare certe situazioni, usi o problematiche non vuol dire condividerli.Faccio a tal proposito due esempi opposti, in Turchia come negli U.S.A. vige ancora la pena di morte,ora, si può studiare tutto di questo "fenomeno" in due paesi in fondo così diversi fra loro, ma non vuol dire che SE comprendo le motivazioni per cui tale pena vige tra le loro leggi, io ne condivida necessariamente l'uso.
Personalmente il rumeno io l'avrei denunciato, come avrei denunciato anche un Italiano, e questo perchè credo che in uno stato di diritto il rispetto delle leggi sia il primo indice di democrazia e garanzia di libertà PER TUTTI ( qui certo potremmo aprire l'annosa parentesi se il nostro stato sia ancora una democrazia o meno, ma non è questa la discussione giusta per farlo).
Il lasciar correre talvolta è indice di buon senso (e voi sicuramente ne avete avuto e mi complimento), ma altre volte credo sia recepito male, e crei nell'individuo una sorta di onnipotenza, ossia la certezza di non poter essere colpito, e questo lo porta a ripetersi.
Non è un consiglio il mio, ma una semplice considerazione, e per tale va presa, quando magari vi aprirete anche a chi ha problemi con l'alcool, potrete avvicinare tizi del genere ed offrirgli una scappatoia, resterà poi l'annoso dilemma se tale tipo di alcolismo sia un fatto culturale, psicologico, medico o sociale, o forse sia un mix di tutto, ossia quale disciplina sia competente: l'antropologia, la psicologia, la medicina o la sociologia???
E qui mi fermo per non aggiungere ulteriori pesantezze.
Very Happy

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lincursore ha scritto:Intanto grazie per il sollecito intervento...
condividendo più o meno tutto, riprendo dal rumeno molesto di cui parli.
Intanto come ho già detto, comprendere non significa AFFATTO giustificare, quindi studiare od analizzare certe situazioni, usi o problematiche non vuol dire condividerli.Faccio a tal proposito due esempi opposti, in Turchia come negli U.S.A. vige ancora la pena di morte,ora, si può studiare tutto di questo "fenomeno" in due paesi in fondo così diversi fra loro, ma non vuol dire che SE comprendo le motivazioni per cui tale pena vige tra le loro leggi, io ne condivida necessariamente l'uso.
Personalmente il rumeno io l'avrei denunciato, come avrei denunciato anche un Italiano, e questo perchè credo che in uno stato di diritto il rispetto delle leggi sia il primo indice di democrazia e garanzia di libertà PER TUTTI ( qui certo potremmo aprire l'annosa parentesi se il nostro stato sia ancora una democrazia o meno, ma non è questa la discussione giusta per farlo).
Il lasciar correre talvolta è indice di buon senso (e voi sicuramente ne avete avuto e mi complimento), ma altre volte credo sia recepito male, e crei nell'individuo una sorta di onnipotenza, ossia la certezza di non poter essere colpito, e questo lo porta a ripetersi.
Non è un consiglio il mio, ma una semplice considerazione, e per tale va presa, quando magari vi aprirete anche a chi ha problemi con l'alcool, potrete avvicinare tizi del genere ed offrirgli una scappatoia, resterà poi l'annoso dilemma se tale tipo di alcolismo sia un fatto culturale, psicologico, medico o sociale, o forse sia un mix di tutto, ossia quale disciplina sia competente: l'antropologia, la psicologia, la medicina o la sociologia???
E qui mi fermo per non aggiungere ulteriori pesantezze.
Very Happy
beh, si certo... indubbiamente un maggior rispetto delle regole
è indice di ordine. Ordine che va assolutamente fatto rispettare, ma lasciando sempre quel margine di comprensione di cui si parla del resto.
Grazie del consiglio, lo terremo in considerazione.
Diciamo che abbiamo dato un'altra opportunità a qualcuno che può
semplicemente aver commesso un errore una sera. Ma non è stata una decisione presa alla leggera e semplicemente per buonismo, anzi. Abbiamo parlato con chi di dovere per sapere se fosse una persona già coinvolta in questioni di questo tipo o se comunque avesse già creato problemi ad altri.
Non avendo avuto risposta negativa, abbiamo deciso in tal senso.
Per ciò che riguarda il "giustificare" con il "capire"... ovviamente
i due concetti non devono concidere. Ma purtroppo l'uniformità di pensiero associata alla superficialità, porta i due concetti a combaciare. Laddove per i più, essere comprensivi vuol dire lasciarla passare e quindi comunque giustificare. E’ un atteggiamento che ti riporta sempre al discorso di “essere accettati dalla massa”.
Per questa ragione ti ho portato il nostro esempio, proprio per far calzare tutti i punti da te elencati in rapporto ad un'esperienza di fatto vissuta. Esperienza che ti porta a ragionare (quando le persone coinvolte sono dotate di cervello acceso) proprio sul punto di vista dell'altro.
Noi in questo caso non abbiamo giustificato, ma semplicemente tollerato, cercando di dare un’altra possibilità.
Ora, vorrei spostare invece il discorso su una questione davvero deprimente insita nella nostra società ormai da sempre. Parliamo di pregiudizio.
Se qualcuno compie un furto, accettiamo più che questo sia commesso da un nostro connazionale (magari un partenopeo) piuttosto che un macrebino! Perché se ci trovassimo nell’indecisione saremo pronti a puntare il dito sul secondo piuttosto che sul primo? Lasciamo a casa i discorsi di “patria” e “casa nostra” (non cosa nostra!! Sarebbe ben altra questione da affrontare!!!).

Valentina

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Non credo che si tratti di un problema che esiste soltanto nella nostra di società!
Vero è che se un italiano uccide qualcuno guidando sul giornale si leggerà "pirata della strada uccide.." Se a farlo è un extracomunitario, si leggerà la sua nazionalità.. che so tipo:"rumeno al volante uccide un uomo e scappa".Se tuttavia sono spesso gli immigrati a compiere atti di questo genere, talvolta anche per salvaguardare la loro clandestinità, è altrettanto vero, che abbiamo bisogno noi di diversificarci, perchè diversificando riaffermiamo la nostra identità, il dividersi dall'esterno, è culturalmente un qualcosa che unisce al proprio interno, poco importa poi se altri italiani compiono gli stessi atti aberranti.
D'altra parte, l'hai appena detto tu stessa, quante volte leggiamo anche:" giovane partenopeo, o napoletano....", rivangando il luogo comune in cui spesso si crede che siano i partenopei gli unici ad infrangere le leggi.
Ogni volta che sono all'estero, mi succede sempre di incontrare l'imbecille di turno: ITALIANO????? ahhhhhhhhh MAFIA .. SPAGHETTI!!!
All'inizio me la prendevo,poi ho scoperto che talvolta può tornare utile far aleggiare attorno a se un po' di alone misterioso, lasciargli credere che un po' di mafioso c'è!
trattandosi di un imbecille, si verrà sicuramente più rispettati! Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy
Forse è vero che il rispetto degli imbecilli si ottiene con l'unico linguaggio che capiscono, e gli idioti credo che non manchino mai in nessuna etnia Twisted Evil

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infatti il problema della cosidetta "diversità" ci assilla da sempre.
Ci dobbiamo sentire diversi per sentirci unici, quando di unico forse abbiamo il dna, ma non la quantità di braccia, occhi e gambe.
Inoltre, continuando a preservare la diversità da un lato non facciamo altro che rimanere in una posizione di etnocentrismo e dall'altra invece rischiamo di globalizzare il vissuto. E' controversa come questione.
E come per ogni cosa dobbiamo sforzarci di trovare l'equilibrio, tale non offendere gli altri e nemmeno noi stessi.
Non ricordo dove esattamente, ma c'era una scuola nella quale a mensa, ogni giorno della settimana si mangiava un menù di un'etnia diversa! Smile

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Valentina ha scritto:infatti il problema della cosidetta "diversità" ci assilla da sempre.
Ci dobbiamo sentire diversi per sentirci unici, quando di unico forse abbiamo il dna, ma non la quantità di braccia, occhi e gambe.
Inoltre, continuando a preservare la diversità da un lato non facciamo altro che rimanere in una posizione di etnocentrismo e dall'altra invece rischiamo di globalizzare il vissuto. E' controversa come questione.
E come per ogni cosa dobbiamo sforzarci di trovare l'equilibrio, tale non offendere gli altri e nemmeno noi stessi.
Non ricordo dove esattamente, ma c'era una scuola nella quale a mensa, ogni giorno della settimana si mangiava un menù di un'etnia diversa! Smile




Lo facevano lo scorso anno in molte scuole dell'infanzia comunali, era un progetto legato all'Università la Sapienza.
Credo non sia andato molto bene a scuola di mia figlia molte mamme sono insorte, soprattutto quelle che avevano bimbi inappetenti. Ogni volta che c'era il menù etnico comunque nessuno mangiava niente, neanche gli stessi bimbi appartenenti all'etnia corrispondente al menù, e questo perchè credo per i cuochi italiani, era come chiedere a un tailandese di fare un'amatriciana.
Spessissimo poi i figli degli immigrati nati in Italia proprio perchè mangiano a scuola, preferiscono cibo italiano, anche per motivi psicologi legati all'essere accettati..
Insomma è un discorso molto complesso, io devo dire sulle prime ero favorevole al progetto, ma ho notato due cose:
I bimbi di tre anni recepivano poco o nulla del progetto stesso, laddove non si è pensato a formare prima le maestre che per prime vi furono avverse.
Mia figlia personalmente sapeva solo che una volta ogni tanto si mangiava uno schifo. Evil or Very Mad
A tre anni inoltre i bimbi hanno molto da insegnarci perchè non notano neanche le diversità di colore della pelle, od almeno non ne fanno un motivo di diversità!
Insomma invece che nelle mense scolastiche il progetto forse andava adottato in mense aziendali, talvolta sono gli adulti che andrebbero educati alla comprensione, troppo facile ed inutile farlo con un bimbo.

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